
Dopo lunghe e intense meditazioni, e senza essere per nulla sicuro che fosse alla mia portata, quest'anno ho deciso di partecipare alla Roller Extreme, corsa per pattini, skiroll, monopattini e affini di 100 chilometri, da Rovereto a Bolzano, interamente lungo la ciclabile dell'Adige. Mi affascinava soprattutto la lunghezza che me la faceva apparire un po' come una “sfida” e i racconti di chi l'aveva corsa l'anno scorso.
Giunto a Rovereto la sera prima, ho approfittato per ritirare la calottina portanumero e ultimare l'iscrizione. Lì ho conosciuto Max Bavieri, deus ex machina della manifestazione, una persona dall'entusiasmo coinvolgente e dalle mille risorse.
Al Bed & breakfast dove mi sono sistemato ho incontrato Silvia e Gianluca, due forti pattinatori e Daniela, che ha dato una grossa mano all'organizzazione il giorno della gara. E' stato un piacere conoscerli, e condividere un po' con loro questa bellissima esperienza.
Il giorno della gara, durante la succulenta colazione già capiamo che fuori spira un vento esagerato, e la legge di Murphy non lascia dubbi sulla sua direzione... che è evidentemente nord-sud.
Ci ritroviamo per la partenza presso il Millennium Center di Rovereto; il piazzale piano piano si riempie di pattinatori, skiroller e io col monopattino. L'atmosfera è serena, i partecipanti assortiti che di più non si può: dal pattinatore agonista supertecnico, ai pattinatori amatoriali, agli skiroller della nazionale, di tutte le età e tutte le provenienze. Davvero bello.
Non’appena arriva l'elicottero della Rai per le riprese dal cielo si parte! I primi chilometri sono in gruppo, ad andatura controllata dietro a Max, intorno a Rovereto. All'imbocco della ciclabile ecco il vero via: il ritmo si alza, il gruppo si allunga e l'avventura comincia davvero. Ci vuole poco perchè ci si ritrovi in piccoli gruppetti o già soli. Non riesco, tranne in pochi casi, a fare “trenino” perchè mi rendo subito conto che metto a rischio sia chi mi precede, per la paura di toccargli i pattini con la ruota anteriore, sia chi mi segue, infastidito dal mio scalciare.
La pista è rettilinea, piatta e per la maggior parte situata sull'argine dell'Adige, senza nulla che contrasti la furia del vento che la sferza feroce e senza tregua. Nonostante sia appena partito, per lunghi tratti non riesco nemmeno a tenere i 15km/h.
Al 25° chilometro ecco il primo ristoro, prendo al volo qualcosa senza quasi fermarmi.
Intorno al 35° chilometro la pista attraversa Trento, tratto che spezza la monotonia e ci regala qualche momento di vento più debole, mitigato da case e piante, sicchè il ritmo sale. Per qualche minuto riesco a sfiorare i 20km/h (velocità che mi ero ripromesso di mantenere con costanza per tutta la gara, altrochè...) per poi rallentare subito dopo.
Al 50° chilometro c'è il secondo ristoro. A questo punto la fatica si sente già parecchio; mangio qualcosa, bevo e mi rincammino. I successivi tre/quattro chilometri mi fanno venire il dubbio di essere finito per sbaglio nella galleria del vento di Maranello: non riesco ad andare avanti in nessun modo. La solitudine è notevole, perlopiù riesco a malapena a scorgere chi mi precede e/o chi mi segue.

Si entra in Alto Adige e, al 75° chilometro, dopo oltre quattro ore di gara, giungo al terzo e ultimo ristoro; al solito mi rifocillo brevemente e mi rendo conto che, tutto sommato, fisicamente non sono messo poi così male.
Nei successivi 10-15 chilometri mi infilo nell'unico trenino della giornata. Ci rendiamo conto di andare piuttosto forte, in quelle condizioni, perchè presto si forma dietro a noi una nutrita fila di cicloturisti a sfruttare la scia che, infine, ci salutano e addirittura desistono!
Nell'avvicinarsi a Bolzano la pista si fa più protetta, o forse il vento cala leggermente, o forse inizio ad assaporare l'arrivo, così abbandono il trenino e, senza badare a caviglie, piedi e schiena doloranti, accelero decisamente.
Al traguardo ecco Silvia e Gianluca, già arrivati da un po': bravissimi!
La conclusione, allo stadio di Bolzano, è proprio un gran momento: la soddisfazione è davvero immensa. Non è l'arrivo di una gara qualunque, è tutta un'altra sensazione. Sono distrutto ma era previsto. I concorrenti già arrivati, mi par di capire, non sono molti, quindi realizzo che non sono poi così indietro. Il mio tempo, 6 ore e 13 minuti, è eterno rispetto a quanto avevo previsto, e questo è l'unico rammarico di questa esperienza. Sul momento sono un po’ deluso, poi mi passa.
La classifica: 170 partiti, 64 all'arrivo, io 37esimo.
L'organizzazione, curata da Max Bavieri e dai sui collaboratori è stata di ottimo livello. I tre ristori lungo il percorso erano essenziali ma posizionati correttamente e ampiamente sufficienti per chi si sapeva gestire. Le ragazze che distribuivano barrette, integratori salini, frutta erano gentilissime e generose di incoraggiamenti per tutti. In caso di defaillance ci è stato dato un numero di telefono da chiamare, per essere “tratti in salvo”, e così è stato per i molti che ne hanno avuto bisogno.
Ogni tanto qualche freccia in più sul percorso non sarebbe andata male, ma nei due-tre casi in cui, forse, non era chiarissima quale fosse la direzione corretta è stato sufficiente ragionare con un minimo di calma per non sbagliare, quindi il problema sostanzialmente non c'era. E, forse, il sapersi orientare fa parte del gioco in una gara così lunga.
Non è senz'altro semplice gestire 100 chilometri di percorso, più di 100 ritirati, tempi di percorrenza enormemente più alti del previsto, quindi a tutta la squadra che ha organizzato va un meritato applauso e un caloroso ringraziamento per come sono riusciti a fare andare tutto quasi alla perfezione.
Al prossimo anno!
Paolo |