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IJSSELMERRONDE - 245 KM
8/7/2006: Una esperienza davvero unica e straordinaria...

IJ06arrivo

Qualche giorno dopo aver corso la Roller Extreme mi era già venuta voglia di tentare qualcosa di più. E proprio in quei giorni si parlava dell'IJsselmeerronde, una gara olandese di ben 245 chilometri che si sarebbe disputata poco tempo dopo attorno all'enorme bacino d'acqua dolce dell'IJsselmeer, sicchè...
Mi son chiesto e richiesto mille volte se non fosse decisamente troppo ma un po' gli incoraggiamenti di tutti quelli a cui l'ho accennato, un po' la grande voglia di provarci mi hanno convinto ad osare, così, in quattro e quattr'otto ho contattato Thijza, ho organizzato il viaggio e tutto il resto e via, in Olanda!

Il giorno della gara sveglia alle 2.30 per essere pronti a partire alle 4 dal centro di Kampen, cittadina tranquilla e piacevole nel nord dell'Olanda.
Dopo una sostanziosa colazione e dopo aver preparato la borsa con i rifornimenti da caricare sulle auto dell'organizzazione, ci si sposta alla partenza. Qui incontro tutti gli altri concorrenti: siamo, in tutto, dodici e c'è anche una ragazza, Peterina.
Negli istanti che precedono lo start me la faccio letteralmente sotto dalla paura, sono assalito dal dubbio di non essere all'altezza, di non valere nulla in confronto agli altri, di essermi imbarcato in un qualcosa fuori dalla mia portata. Già mi vedo crollare esausto dopo pochi chilometri. Fortunatamente allontano subito questi pensieri orrendi spuntati da chissà dove.

Alle 4 in punto Thijza dà ufficialmente il via e si parte!

IJ06partenza
Il tempo è buono, non c'è vento, la temperatura è sui 15 gradi. Il gruppo rimane compatto per i primi 20-25 chilometri, percorrendo la ciclabile che, attraverso praterie e viali alberati ancora immersi nel buio, si dirige verso nord. La velocità è già piuttosto elevata, 21-23 km/h ed io, per il momento, rimango prudentemente in coda. Pattiniamo in uno scenario davvero inusuale: strade deserte, silenzio, il cielo che inizia lentamente a rischiarare. Si comincia, intanto, a chiacchierare un po' e a conoscersi, approfittando della freschezza.

Poco prima delle 6 giungiamo ad Emmeloord, sede del primo stop. Qui, come in tutti i successivi, mangiamo e beviamo qualcosa brevemente, ripartendo subito dopo. Il gruppo si divide già in due: sei concorrenti (Marco, Peter, Gerard, Marc, Andre e Franklin), più veloci, davanti, gli altri sei, e io sono tra loro, a seguire. Pochi chilometri dopo Franklin abbandona i battistrada per unirsi a noi. Rimarremo insieme, noi sette, fino al termine, quattordici ore più tardi.

Ed eccoli i “magnifici sette”: Peterina, giovanissima olandese energica e molto preparata, probabilmente la più veloce del gruppo, Gerrit-Jan, il veterano che ha portato a termine tutte le edizioni fin qui disputate, una vera colonna, Jurgen e Klaus, due atleti tedeschi, Franklin, ex sprinter olandese dal fisico eccezionale ma con poca esperienza, Johan, personaggio davvero singolare che ha corso tutta la gara mascherato da Elvis Presley (!) ed io.

Dopo la sosta a Lemmer, il percorso entra nel Friesland, una zona veramente spettacolare: la strada corre fra praterie immense, punteggiate qua e là da incantevoli casette, con animali al pascolo ovunque; non incrociamo auto per ore, il silenzio e la quiete sono grandiosi. Di tanto in tanto attraversiamo minuscoli paesini davvero graziosi, immersi nella pace. Manteniamo un bel ritmo, 19-21 km/h.
Quando qualcuno è in difficoltà, ed è raro per fortuna, rallentiamo tutti senza pensarci un attimo e cerchiamo di risolvere il problema: l'obiettivo è Kampen e vogliamo farcela tutti assieme, quella sarà la nostra vittoria.

Dopo alcune altre soste nei paesi di Stavoren, Hindelopen, Workum e Makkum, giungiamo all'imbocco della famosa Afsluitdijk, che mi incuriosiva molto, la quale divide, rettilinea, il mare aperto dall'IJsselmeer. E', in sostanza, un lunghissimo rettifilo di cira 30 chilometri, sul quale ci si ritrova ben presto con il mare a destra, il bacino a sinistra e la strada a perdita d'occhio di fronte e alle proprie spalle. E' davvero complicato procedere per l'assoluta mancanza di punti di riferimento, senza dimenticare che abbiamo già nelle gambe 100 chilometri, non pochi.
Superare la Afsluitdijk ci richiede quasi due ore; quando sono io a fare l'andatura adotto la tecnica di fissare il terreno e rimanere concentrato, e funziona abbastanza. Ancora 19-21 km/h, ancora ottime sensazioni, e così è per tutto il gruppo, che si dimostra estremamente omogeneo.

In fondo a questo tratto, a Den Oever, c'è la sosta più lunga, nella quale gli organizzatori hanno predisposto dei massaggi (e la massaggiatrice è Hermien Koers, attuale leader di Coppa Europa e detentrice del miglior tempo proprio all'IJsselmeeronde) per chi ne ha bisogno. Siamo a metà strada.

Ripartiamo, verso sud, un po' “inchiodati” dall'immobilità prolungata. Di fronte a noi 40/50 chilometri lungo la costa, sotto il livello del mare, divisi in soli tre rettilinei quasi completamente deserti, la cui lunghezza sembra infinita: per quanto si scruti in profondità non c'è modo di scorgerne il termine. Cambiamo continuamente posizione e andiamo forte, sempre sopra i 20 km/h; sono un po' stupito, anche perchè sono quasi dieci ore che pattiniamo, è davvero tanto. Ormai tra noi c'è un grande affiatamento, essere in compagnia e fare due parole ogni tanto è di grande aiuto e i pensieri positivi iniziano, piano piano, a fare capolino.

A Medemblik il ristoro è curato direttamente da Thijza, che ci incoraggia calorosamente: “Op op the step!”
Il tratto successivo percorre la costa, piuttosto frastagliata, attraversando alcuni paesi e questo rompe decisamente la monotonia; qui Gerrit incappa nell'unica foratura di tutta la giornata, ma Arnold, Erik e Rik la riparano al volo e possiamo ripartire prontamente.
Pur riuscendo a mantenere un'ottima andatura, i dolori a caviglie, piedi, ginocchia e polpacci non sono più ignorabili e diventano, da qui in poi, un problema, in particolare dopo ogni riavvio. E' ora di iniziare a stringere i denti.
Mancano circa 80 chilometri all'arrivo.

Quando la conformazione del territorio lo permette lanciamo uno sguardo verso l'IJsselmeer e, accidenti, non possiamo fare a meno di meravigliarci... quanto è lontana l'altra sponda! Solo poche ore fa eravamo laggiù!

Dopo Enkhuizen e un'altra breve sosta, imbocchiamo il secondo, lungo, argine della giornata, che ci tiene impegnati per circa un'ora e mezza. Ha un profilo arcuato ed è davvero faticoso, soprattutto mentalmente: anche in questo caso, dall'inizio non si vede la fine. Continuiamo a tenere alto il ritmo, sempre 19-21 km/h.

A Lelystad Hermien provvede nuovamente a massaggiare alcuni di noi, poi via di nuovo. Abbiamo percorso, fino a questo punto, 200 chilometri.

Da questo momento la fatica inizia a prendere il sopravvento, i dolori impediscono un buon movimento sul monopattino e siamo sempre più rigidi e scomposti. Bisogna tirare fuori le unghie, insomma.
Sempre compatti transitiamo per Dronten e, da lì, ci attendono gli ultimi 20 chilometri. Siamo tutti esausti, nell'ultima ora pattiniamo intorno ai 16-18 km/h, molto vicini e senza aprire bocca. Non emettiamo altro che sbuffi e lamenti. Le brevi e dolci rampe di superamento dei canali sono, ormai, diventate degli ostacoli quasi insormontabili che valichiamo arrancando. Ma Kampen è vicina.

Entriamo in città da ovest, ci guardiamo, sorridiamo.
Arriveremo tutti insieme, non serve nemmeno dirlo. Ci affianchiamo... ecco lo striscione... CE L’ABBIAMO FATTA!!!
L'arrivo non credo lo dimenticherò mai. Ci attendono Thijza, Gerben, Pieter, Arnold, Erik, Rik, Hermien, Mireille, Ilse e tanti altri. Scesi dai monopattini non riusciamo più nemmeno a camminare ma abbiamo realizzato il nostro sogno, portare a termine l'IJsselmeerronde, è fantastico.
I momenti successivi all'arrivo sono di un'intensità ineguagliabile: ci congratuliamo l'un l'altro, riceviamo la medaglia da Thijza, ci fanno un sacco di foto. Cerco di vivere questi istanti il più pienamente possibile, vorrei non finissero mai. Sono travolto da un miscuglio di sensazioni e da ciò che succede intorno. Persone mai viste ci stringono la mano e si complimentano. Viene personalmente a cercarmi una signora, di cui ho purtroppo scordato il nome: parla italiano e ha saputo che uno dei dodici “matti” viene dall'Italia, così vuole salutarmi. Sarà lei a massaggiarci, dandoci una bella sistemata, dopo l'arrivo.

Dopo i massaggi ritrovo Peterina: potremmo fare a gara tra chi barcolla di più e non so chi vincerebbe, siamo uno più disastrato dell'altra... ma sorridenti... e senza pensarci un attimo ci diamo già appuntamento al prossimo anno!

Chi ha organizzato l'IJsselmeerronde merita un 10 e lode, e solo perchè non esiste un voto più alto.
Un piccolo gruppo di persone ha gestito ottimamente 245 chilometri di percorso provvedendo ai ristori, al controllo dei punti critici, all'assistenza meccanica e a tutto ciò che poteva succedere, più o meno prevedibile.
Sulle auto, a farci da angeli custodi, c'erano Pieter-Jan van Loo, Gerben Koridon, Arnold Tuinman, Eric vd Meide, Rik vd Molen (e a questi ultimi tre va in particolare il mio affetto per tutti i loro incoraggiamenti). Hanno tutti lavorato per noi instancabilmente dalle 3 del mattino alle 10 di sera, senza il minimo tentennamento. Sono stati straordinari, senza di loro non si poteva nemmeno immaginare un evento del genere. Non trovo le parole per ringraziarli a sufficienza.


Grazie di cuore anche a Thijza Brouwer che organizza, promuove, pubblicizza con un entusiasmo unico l'attività del monopattino in Olanda. E' una persona con una marcia in più, preziosa più dell'oro. Ed è stata proprio lei che, alla fin fine, mi ha convinto a provarci, quindi la mia gratitudine è ancora maggiore.
Gerben, senza che nemmeno lo chiedessi, si è offerto di ospitarmi per tre giorni a casa sua, assieme a Marco e Marc, mi ha aiutato in mille cose, mi ha portato di qua e di là, ha provveduto in un istante a qualunque cosa chiedessi o mi necessitasse. Senza questo aiuto per me sarebbe stato tutto più faticoso e problematico, da tutti i punti di vista. Un enorme grazie anche a lui.

In questi tre giorni sono stato coccolato da tutti, trattato come il più importante degli ospiti. Tutte le persone coinvolte, in vario modo, in questo evento sapevano che tra i partecipanti c'era anche un italiano e tutte, in un modo o nell'altro, hanno voluto darmi un segno del loro affetto e della loro accoglienza. Non me l'aspettavo, è stato commovente e sarà certamente uno dei ricordi più belli che mi porterò dentro.

Un ultimo grazie, in un certo senso, va all'Olanda. Già: piste ciclabili ovunque, utilizzo dell'auto ridotto al minimo (in tutto il giorno ne avremo incrociate, sì e no, una cinquantina), grandissimo rispetto degli automobilisti per ciclisti e monopattinatori. Cosa desiderare di meglio?

E, anche stavolta, nessun dubbio... arrivederci alla prossima edizione!

Paolo

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