MATTEO:

"Carissimi, tanto è il dolore per la batosta rimediata alla Step-Elfstedentocht 2009 che inizialmente non avrei voluto raccogliere il l'invito a scrivere le mie impressioni per il sito Avismonopattino. Tuttavia, essendomi dovuto sottoporre a una seduta di analisi, lo psicologo mi ha indotto a scrivere per elaborare il trauma, e allora allego lo scritto, senza apportare correzioni. E' un po' crudo, ma è tutto quello che riesco a ricordare.
Bolsward, esterno, mezzanotte in punto. Orde di olandesi ubriachi si parano tra me, Robi e la linea di partenza; fingono di assistere con spirito decuberteniano alla partenza, ma sono agenti della setta Van der Laan High Level, seguaci di Mario R.; vogliono la mia pelle, offro loro in sacrificio Roberto.
Uno sparo! Finalmente partiamo.
Lungo le piste ciclabili paurose ombre protendono i loro rostri, le loro penne, ali e cosce, tentando di terrorizzarmi. Ci riescono benissimo. Mando avanti Roberto.
Alla prima sosta tento di rifocillarmi. Qualcuno mi ha rubato tutti i viveri. Al loro posto, orrende granaglie da allevamento avicolo. Maledetti pennuti. Roberto sembra gradire, e mangia le granaglie. Riprendiamo, sempre avvolti da una paurosa oscurità. Sento i primi sintomi di un malessere che potrebbe benissimo essere, a questo punto, influenza aviaria.
L'arrivo del mattino mi porta un poco di conforto, presto cancellato dagli striduli orrendi versi con cui invisibili seguaci di Mario R. salutano dai loro poderi cinti di basse reti metalliche il passaggio del loro beniamino. Mi lancio in un folle e autodistruttivo inseguimento di Mario R. e di Rosanne R., poi desisto, sopraffatto, anche perché non siamo nemmeno a metà del percorso e presto ci fermeremo.
Finisco la prima metà dell'otto.
Sosto a Bolsward per una doccia.
Mentre ormai piango la scomparsa di Roberto, inspiegabilmente attardato, ecco che questi riappare, totalmente sereno: sospetto che gli infingardi pennuti lo abbiano sequestrato, gli abbiano fatto il lavaggio del cervello e in lui alberghi ormai lo spirito del male.
Ripartiamo.
Cerco sostegno nel venerando Pete Visser, ma ai miei occhi si trasforma in un abietto pollofago, del quale non posso assolutamente fidarmi. Sono solo. Invoco il divino coniglio, che noi bergamaschi adoriamo specie in compagnia di una polentina. Giungo infine a Oudemirdum, ultima sosta prima dei maledetti 44 chilometri finali.
L'ultima ripartenza è elettrizzante. Incurante dei segni nefasti sin qui manifestatisi mi lancio all'inseguimento dell'orrido stormo di polli Van der Laan, che aggrediscono la strada in un turbinio di penne, piumi, rostri, becchi. Mario R. ha ormai le sembianze di una chimera, mitico incrocio tra uomo e galletto della Vallespluga. La velocità cresce sempre più; scosso dai crampi mi sforzo di non cedere, resisto agli scatti ripetuti dello stormo, anzi rivengo e acquisto sempre più forza, mi avvento sullo stormo, getto lo scompiglio, aumento il ritmo e la forza delle mie zampate fino a un livello insostenibile per i pennuti, li sto finalmente surclassando quando all'improvviso una gigantesca papera, lontana parente dell'esemplare investito da una veterana del team italiano agli scorsi mondiali, mi si para innanzi costringendomi ad un tuffo nel canale. Ingaggio una lotta inverosimile, che mi vede quasi sopraffatto dall'enorme palmipede, che per di più lancia urli altissimi in stretto frisone. Dopo venti minuti di lotta stremante mi ergo finalmente vincitore della maledetta anatra, ma il gruppo dei pennuti si è ormai involato, e con loro anche Roberto, che scoprirò aver venduto l'anima al pollo in cambio di un prestigioso sesto posto."
Questo è ciò che obiettivamente ricordo, nulla più.
ROBERTO:

"Non so da dove cominciare, ma senz'altro un'esperienza stupenda!
Grazie ai suggerimenti di Matteo e Federico ho avuto l'opportunità di prepararmi al meglio dal punto di vista logistico e mentale, mentre la preparazione fisica è rimasta in disparte in quanto si trattava effettivamente di una "Mission Impossible".
Mi trovo a Bolsward e sono un po' spaventato per la lunghezza del percorso, la sua tortuosità (pianura incontrastata) e il rischio di noia prospettato da Fede e Matteo. Mi tengo in disparte all'ombra del mito Luzzana fin dalle prime battute "di piede" osservando lui ed i nostri compagni di viaggio.
Le prime 6 ore sono a loro modo particolari: la partenza con la piazza e i 4-500 metri successivi pieni di folla festante carica di birra e di "rispetto" per gli eroi di giornata, ovvero 107 giovani e meno giovani, uomini e meno uomini e donne uniti dallo stesso intento: portare a termine gli interminabili 230-240 km in monopattino. Fin verso le 2.00 la gente ci accoglie festante nei paesini che attraversiamo con saluti ed urla di incitamento e solo più tardi, quando la gente vorrebbe dormire, siamo noi a salutarla ed a squoterla dalle braccia di Morfeo. Alle 5.30, quando il sole spinge ad est, un ultimo gruppetto di imperterriti ci saluta festante seduto al bordo della strada con un tavolo ricoperto da bottiglie di birra: che bella festa!
Al termine del primo vero stop, quando il cancello delle 6.30 viene aperto, mi accingo ad infilarmi il casco (gli unici 2 a portarlo eravamo Matteo ed io), mi giro e Matteo è già sparito: è partito a mille all'inseguimento di SuperMario; io provo a raggiungerlo in solitaria ma mi accorgo che l'impresa è impossibile e, conscio delle mie capacità, mi aggrego a tal Pieter-Jan Rozing ed avanzo con passo costante fino a Bolsward, meta della prima vera sosta. Giunto al paesino scopro che io ed il mio compagno di viaggio olandese siamo tra i primi "umani" ad esservi giunti, ma anche che Matteo è già in albergo sotto la doccia e che mi ha inflitto un distacco di "soli" 15 minuti. Ho un'ora di tempo prima di ripartire e, mentre Matteo sprofonda nel letto, io mi doccio e approfitto dell'amorevole compagnia delle nostre 2 principali fans (Susi e Rossana) per fare colazione.
Sono le 10.30, e mentre penso che Matteo sia ancora attardato per una foratura rimediata durante la pausa, lui sta già partendo a razzo per la seconda parte della giornata. Io riparto tranquillo con Pieter-Jan ma ad un certo punto lui, preso da pazzia, decide di aggregarsi a SuperMario che raggiungiamo ad un ponte levatoio ed io resto solo, alla ricerca di nuovi compagni di viaggio. La solitudine dura poco e il mio inglese mi porta a pestare la strada con tranquillità assieme a simpatici olandesi con cui discuto di sport, politica ed altro in generale: della famosa torre con la quale Fede e Matteo mi avevano spaventato ("La vedi là, lontano, e non arriva mai...") mi accorgo solo dieci minuti prima di arrivarci; e così anche il secondo tappone viene accantonato con 15-20 minuti di ritardo da Matteo che, al mio arrivo, si sta già alzando dal lettino dei massaggi per lasciare il posto a SuperMario. Dopo un'oretta di pura tranquillità (massaggi, cibo e relax all'ombra di generosi alberi) è ora di ripartire.
Sono le 14.30 e tutti i più forti "steppisti" (o perlomeno i più convinti) sono lì davanti a scalpitare per partire: pronti, via! E' uno scatto furioso, sull'unica salita della giornata, che miete fin da subito le prime vittime: gente che prende il volo, gente che resta inchiodata all'asfalto ed altra ancora che non si accorge neppure della partenza; ed io lì, con il mio passo, che cerco di non perdere il gruppo dei primi (tra cui Matteo) ma che dopo 1 km vedo già dileguarsi al'orizzonte.
Ricomincio il mio lavoro di recupero costante su gruppenti avanti me, a volte mi accodo ed altre impongo il mio ritmo; raggiungiamo tutti i fuggitivi fermi ad un ponte levatoio ma subito dopo li perdiamo di nuovo per la velocità assurda imposta dall'olandese volante (sempre Mario R.); uno degli extra-terrestri cade per una scorrettezza dopo la timbratura di un cartellino (arriverà al traguardo ammaccato ed arrabbiato!) e noi umani recuperiamo un'altra posizione in classifica.
Gli olandesi mi vogliono fare fesso e, giustamente, mi fanno tirare contro vento per gli ultimi 20 km: cambi nulli ed io che vado tranquillo con il mio ritmo, mangio e bevo tutto ciò che ho a dispozione e vado a riassorbire altri 2 fuggitivi. Adesso siamo un bel gruppo di 6 steppisti (5 NL + 1 IT) e a 4 km dal traguardo ci imbattiamo nel mio cavallo da corsa (Matteo) fermo a bordo strada che mi dice: "Tu vai, io sono vecchio". Non ci posso credere, ho quasi le lacrime agli occhi per tutti i soldi persi che avevo scommesso sulla sua vittoria, ma non demordo, sono quasi arrivato e devo mantenere alto l'onore italiano; rallento un po' il ritmo, voglio vedere se qualche olandese ha voglia di volare, ma l'unico che arriva è Pit, un mito di questa manifestazione, che, staccato ad inizio tappa, ci raggiunge e tenta di allungare come niente fosse; alla sua ruota un redivivo Matteo. E' la scintilla che da inizio alla bagarre finale: il ragazzino olandese dal cappello storto (non ho mai capito il suo nome...) tenta l'allungo ma io rispondo lasciando i segni sull'asfalto e vado a tagliare il traguardo come primo degli umani. Centinaia di persone che mi applaudono, la banda che suona per me e solo 2 persone che non mi aspettano pur essendo in prima fila: Susi e Rosanna; la scusa: "Noi aspettavamo prima Matteo!". Ma non importa, è proprio Matteo che devo ringraziare per questa magnifica esperienza: mi ha portato seco alla conquista delle lande olandesi, tra rane, aironi, pecore, mucche e cavalli, e mi ha consentito, anche se solo per un giorno, di essere un EROE..."
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